Vienna: gli angoli più curiosi

5 Dicembre 2015

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Vienna è una di quelle città senza tempo in cui si respira cultura a ogni angolo, in ogni strada, in ogni vicolo. Ricca di musei e pezzi di storia asburgica – come non ricordare la principessa Sissi, diventata un’icona anche da noi – è un luogo dal passato imponente ma dalla modernità che pullula. Sì, le strade di Vienna sono un mix di sensazioni e stili, di emozioni e colori. A colpire, se proprio vogliamo parlare di colori è l’Hundertwasser Hause, il complesso di case popolari, ma di un “popolare” un po’ diverso da come lo intendiamo noi, realizzato dall’architetto Friedensreich Hundertwasser.Colpisce perché è fatto di case che apparentemente non hanno niente che si leghi tra loro, danno quasi l’idea di essere casuali, caotiche ed è proprio questa loro casualità a renderle di una bellezza rara. Colori, ceramiche, forme, dettagli gli danno un’atmosfera unica. Dopo la visita all’edificio che si può vedere soltanto dall’esterno, ci si può fermare nella galleria a prendere un caffè o ad acquistare un souvenir.

Senza una meta precisa se non quella di scoprire ogni lato di Vienna, mi sono spostata in uno dei quartieri da cui chi ama l’arte non può non restare rapito, un po’ dall’idea che si nasconde dietro, un po’ dall’architettura: il Museums Quartier (MQ). In centro, molto vicino ai punti nevralgici della città e alla fermata della metro (utilissima per tempo e costi) è una chicca in mezzo a monumenti storici che si legano perfettamente tra loro, quasi come se fossero stati creati insieme. Del resto, è considerato uno dei primi dieci complessi culturali più grandi del mondo. Suggestivi i locali che si trovano nel quartiere, come il Caffè Corbaci, curioso per l’arredamento – le ceramiche sul soffitto sono un dettaglio molto particolare – e ottimo per il cibo.

Hundertwasserhaus

Hundertwasserhaus

Con la guida alla mano che non seguo mai, se non quando sono molto vicina alla seria probabilità di perdermi, mi ritrovo in pieno centro, catapultata nella storia, davanti a Stephansdom, il Duomo in stile gotico che i viennesi chiamano anche Steffl. La sua costruzione risale al 1147 ma durante la seconda guerra mondiale fu quasi totalmente abbattuta dai bombardamenti e ricostruita nel 1948. Il suo campanile è uno dei più alti del mondo.  La suggestiva piazza in cui domina la cattedrale è la Stephan Platz. Come non soffermarsi sui musei di cui Vienna è ricca, in ogni angolo della città se ne trova almeno uno e tutti hanno un legame molto stretto con la vita dell’impero asburgico.

Prendendo la metro (che comprende cinque linee diverse) arrivo al Castello di Schönbrunn dalla bellezza sconvolgente soprattutto per il suo giardino che insieme alle fontane e alle altre costruzioni nel 1996 è diventato patrimonio culturale dell’umanità dell’Unesco. Di proprietà degli Asburgo dal Medioevo, Schönbrunn, costruito da Johann Bernhard Fisher von Erlach, è noto ai più per essere la residenza estiva della famiglia imperiale (ma qui si parla dell’800). Fu Maria Teresa nel pieno della sua epoca d’oro a guidare i lavori di restauro, trasformandolo in quello che è il castello ora, una vera meraviglia anche per chi non conosce la storia imperiale.

A colpirmi per la sua bellezza, nonostante i -4 gradi e la prima neve dell’anno, anche l’Hofburg, l’edificio che fino al 1918 (l’anno del crollo della monarchia in Austria) rappresentava il centro del potere austriaco e che ora ospita gli uffici del Presidente della Repubblica e alcuni musei.

Un po’ più distante dal centro c’è il Prater, il parco divertimenti più famoso della città che comprende oltre duecento attrazioni e dove è possibile fare un giro sulla ruota panoramica, uno dei simboli di Vienna. Se si ha voglia di camminare, attraversando il Danubio – un’altra bellezza rara – si arriva al mercato più famoso della città, Naschmarkt  dove si possono trovare prodotti locali tipici e oltre cento banchetti di formaggi, spezie, pane, olive, vino. Molto caratteristica l’atmosfera tipica dei vecchi mercati cittadini. Camminare tra i banchi, soprattutto nella prima parte dedicata alle specialità culinarie, è un’esperienza unica che ti porta via dalla realtà, fa volare il tempo senza che tu te ne accorga.

Se ne avrete occasione, cercate di programmare il vostro viaggio nel periodo natalizio. Vienna è sempre meravigliosa, ma i mercatini di Natale le danno quell’aria un po’ da fiaba, insomma meritano la vostra visita. Inserite nel vostro programma anche il Belvedere, il Municipio, la Gloriette, il Parlamento.  

Cosa mangiare a Vienna?

Vienna non è soltanto Würstel e Sacher Torte, si sa, ma non assaggiare queste due prelibatezze è da pazzi, credetemi. Passeggiando per le strade vi verrà automatico fermarvi in qualche stand dove potrete gustare würstel in ogni modo e con qualsiasi salsa a scelta, patate fritte, hotdog. Ma arrivando in centro non potrete non fermarvi al tradizionale Hotel Sacher dove assaggerete qualche quadratino (ma anche di più) della torta più tipica dell’Austria (e non solo!).

Ma questi sono dettagli che saprà anche chi a Vienna non ha mai messo piede. Quello che si percepisce subito aprendo un classico menù dei ristoranti viennesi è che l’influenza mondiale dei piatti, quel mix armonico tra culture diverse, è molto presente. C’è poi da dire che lì amano le zuppe. Sì, proprio così, possiamo trovare la Suppengrün (la passata di verdure), la Frittatensuppe (la zuppa con strisce di frittata), la Gulashsuppe (la zuppa con pezzetti di carne di bovino e patate in brodo di cipolla). Le porzioni a Vienna sono abbondanti. Ma quando si parla di cibo austriaco non si può non assaggiare la Wienerschnitzel, la tradizionale cotoletta di maiale o di pollo dalle dimensioni enormi che viene sempre accompagnata da patate o insalata. Da provare. Suggestive le numerose birrerie strutturate nel tipico stile austriaco, dove si possono assaggiare le specialità culinarie ma anche bere un bel boccale di birra, quella buona, ma buona davvero. 

Il consiglio letterario

Molti libri parlano di Vienna nelle loro trame, ma oggi – beh, i consigli seguono le giornate – mi è venuta voglia di rileggere Dalle nove alle nove di Leo Perutz (Adelphi edizioni). Un libro per niente nuovo, risale al 1918, ma che non passa mai di moda per il suo stile, la sua storia, il genio.

Laura Rossiello

giornalista, ghostwriter, copywriter

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