Donatella Versace nuova testimonial Ghivenchy

E’ successo su Elle.it mentre facevo qualche ricerca sulle tendenze Primavera/Estate 2015, mi è saltato all’occhio questo articolo intitolato “Donatella Versace è la nuova testimonial di Givenchy by Riccardo Tisci”. Rileggo. C’è qualcosa che non mi quadra. Da quando i designers sono testimonial per altri marchi? Da mai mi rispondo, non si è mai visto e le mie parole vengono proprio confermate dall’articolo.

“L’ultimo tabù del fashion system” scrive Elle, ed è proprio vero. Si pensava di averli abbattuti tutti con le irriverenti pubblicità di Gucci by Tom Ford, invece Riccardo Tisci realizza un servizio fotografico impensabile, ancora non pubblicato se non per uno scatto sul suo account Instagram diventato virale.

Dopo essermi ripresa dalla sorpresa ho annuito, era ora. Non ho mai capito perché c’è sempre stato tutto questo astio tra i designers, i più che considerano loro stessi come i più bravi al mondo. L’era dei grandi couturier è finita e in quei tempi, un secolo fa ormai, ci si poteva permettere di avere antipatie e di considerarsi i più innovativi, dato che la moda moderna era ancora agli albori e c’era un intero mondo da scoprire.

Ora, però, non ha più senso.  La moda si ripete, le tendenze si ripetono, ci sono designers in ogni angolo e che spuntano come funghi e perché allora non creare sinergie, collaborazioni tra di loro? Tralasciando tutte le scelte di marketing e compagnia bella, io credo che sarebbe una boccata d’aria fresca. Vi immaginate una capsule collection realizzata da Jil Sander in collaborazione con Giorgio Armani? Solo l’idea mi fa sognare. Perché ormai tutto è già stato creato, tutto si ripete ciclicamente, le innovazioni ormai sono a livello di tessuti e lavorazioni, ma provate ad immaginare due grandi menti creative della moda che si uniscono per creare una capsule collection unica, magari per un progetto particolare la cui vendita andrebbe in beneficenza.

 

Voi chiederete: e le collaborazioni di H&M con Lanvin, Versace e Margiela?  Vi risponderei che non sarebbe lo stesso: nel caso di H&M l’azienda svedese produce ciò che il brand con cui collabora crea appositamente per il mercato, non avrebbe nulla a che fare con una sinergia tra menti creative che uniscono il loro team e realizzano una collezione UNICA. Vi immaginate la potenza? Vi immaginate la creatività? I tagli? Le stampe? La pubblicità? H&M produce le collezioni -con una qualità che lascia a desiderare-, ma non c’è nessuna connessione, nessuna estetica sviluppata attraverso la progettazione.

Grazie Riccardo Tisci, con questa fotografia mi hai aperto un mondo, hai spianato la strada per una moda ancora più moderna ed innovativa, hai dato l’input che spero i Grandi come te seguano. Che si creino collettivi di Grandi stilisti uniti per rinfrescare il mondo della moda con capi unici nel loro genere, io vedo le potenzialità di questo gesto. Non voglio sia solo una mera pubblicità per fare numeri, qualunque essi siano. Voglio che sia un primo passo verso una moda finalmente al passo con i tempi e non trita e ritrita, una moda fresca, dove non ci si preoccupa per la propria immagine a voler collaborare con un designer che si ammira, come nel caso di Riccardo Tisci e Donatella Versace, amici da ormai 10 anni. A volerlo/a includere anche solo in una pubblicità, perché le proprie creazioni verrebbero interpretate magnificamente solo da quello/a stilista, o magari quel/la stilista è diventato/a la fonte del mood, delle ispirazioni per la collezione.

Qualsiasi sia il motivo, lancio questo appello: apritevi, nei limiti del possibile, a tutto ciò. Riccardo Tisci ha dato il LA, ha reso reale ciò che -magari- già in tanti pensavano, ma non avevano il coraggio di rendere virale.

Lasciate che la moda si ricrei grazie a queste connessioni.  Io, ripeto, vedo le potenzialità, ci sono. Voi che potete lanciare questi messaggi, fatelo.

 

Potrebbero interessarti

Matteo Gamba

Matteo Gamba: prendiamoci meno sul serio

Raggiungo Matteo Gamba al telefono data la distanza di quasi trecento chilometri. Lo rubo qualche minuto al suo lavoro di vice caporedattore della versione online di una delle riviste più lette in Italia, Vanity Fair. Con grande disponibilità, risponde alle mie domande con sorriso e ironia che mi fanno subito pensare al tratto...

5 libri da portare nel 2018

5 libri da portare nel 2018

Sarà l’avvicinarsi dell’anno nuovo, fatto sta che qualche sera fa ho pensato a quali letture mi sono rimaste imprese in questo 2017. Ho immaginato un’ipotetica valigia e mi sono chiesta quali libri avrei portato con me ovunque. Non è stato troppo difficile individuarli, anzi, diciamo pure che la risposta...

I Mangiari

I Mangiari di Maria Pacini Fazi editore

Sarà l’atmosfera natalizia insieme alla progettazione di menù luculliani per il pranzo del 25 dicembre, sarà per i cioccolatini che mi sono messa a preparare, fatto sta che per il libro del lunedì oggi vi voglio parlare de I Mangiari di Maria Pacini Fazi editore di Lucca. Sì, libretti che spiegano...