Sir Paul Smith. Una chiacchierata in cima allo Shard

Mercoledì 10 giugno ho ricevuto un bellissimo invito: andare allo Shangri-La Hotel nello Shard con le mie compagne di università, salire al 34esimo piano e ascoltare una piacevole chiacchierata tra l’imprenditore più eclettico della moda inglese, Sir Paul Smith e il direttore del Design Museum Deyan Sudjic.

Tra champagne, finger food e la City sotto di noi (ma neanche tanto sotto), abbiamo ascoltato con piacere aneddoti sulla vita dello stilista, dall’apertura del suo shop negli anni ’70 e dei suoi viaggi in Giappone, prima ancora che il Giappone approdasse in Europa con le rivoluzionarie collezioni di Rei Kawakubo, Yoji Yamamoto e Issey Miyake.

E’ stato davvero emozionante ed ispirante ascoltare l’esperienza di un uomo di successo e alla mano come Paul Smith.

A 15 anni voleva diventare un ciclista professionista. Lasciata la scuola iniziò a lavorare in un magazzino di abbigliamento e solo successivamente iniziò ad appassionarsi di arte e moda, prendendo lezioni di taglio e cucito e lavorando nella famosa Savile Row nel centro di Londra, appassionandosi di moda maschile. E’ così che ha aperto il suo primo negozio negli anni ’70 e iniziato a viaggiare in Giappone subito dopo, aprendo il primo negozio a Tokyo nella metà degli anni ’80 e lasciandosi influenzare dalla cultura e dal modo allora così diverso di lavorare di un paese così lontano.

Paul Smith

Eclettico, creativo, innovativo. Grazie a lui gli uomini indossano i pantaloncini, ha rivoluzionato il modo di indossare la suite maschile (come stava facendo Giorgio Armani nello stesso periodo) e ha sviluppato l’idea del concept store prendendo ispirazione proprio da ciò che viveva e vedeva in Giappone.

Dall’intervista ho capito che per un designer viaggiare è il nettare della sua creatività. Uscire, esplorare, sentire, toccare, vedere. Sono azioni semplicemente fondamentali se si vuole avere la mente fresca e in constante lavoro allo stesso tempo. Come designer l’ho provato io stessa: nel momento in cui sono bloccata su qualcosa, non vado nè avanti nè indietro, non riesco ad andare oltre il concetto e svilupparlo, quello che devo fare è solo mollare tutto e uscire. Girare la città, fotografare, ossigenare il cervello e respirare aria diversa.

Ma anche viaggiare fuori dai confini della città è importante, quando possibile. Certo volare in Giappone due volte l’anno come fa lui è un po’ proibitivo ora come ora, ma ormai il mondo cambia talmente velocemente ormai, che non sarebbe impossibile trovare un ambiente completamente diverso solo allontanandosi per qualche ora dal centro città.

Paul Smith mi ha dato proprio la conferma di tutto ciò, ed è un modo di pensare che ho deciso di condividere con voi, oggi. Uscite, scappate, esplorate, siate avidi di vedere e sentire il nuovo e il diverso. Lasciatevi influenzare, siate aperti a sperimentare. Poi trasferite tutto ciò che avete visto nel vostro lavoro, osservate i miglioramenti. Non chiudetevi mai, non precludetevi nulla, non ponetevi limiti alla vostra immaginazione. Prendetevi un giorno in cui farete tutto ciò che volete per alimentare la vostra mente.

 

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